escursionismo

4 agosto 2013: Monte Mangart (2667 mt.)

Partenza: Palmanova sede ore 6.30 – Paparotti ore 7.00

Dislivello: Gruppo A: 800 metri circa – Gruppo B: 600 metri circa

Tempi di marcia: Gruppo A: h. 5.30 – 6.00 – Gruppo B: h. 4.30

Equipaggiamento: Normale da escursionismo + set da ferrata (Gruppo A – via ferrata)

Cartografia: Tabacco foglio 019


Accesso

Dobbiamo entrare in territorio sloveno valicando il Passo del Predil. Dopo poco più di un km si devia a sinistra (cartello) imboccando la lunga rotabile che sale al rifugio Koca na Mangartskem ed è soggetta a pedaggio. Dopo una lunghissima serie di tornanti si perviene alla conca che ospita il rifugio dove la strada compie un piccolo anello a senso obbligato. Qui si può parcheggiare utilizzando uno dei tanti spazi disponibili (m 2020).

 

Itinerario

GRUPPO A – Vie Ferrate (Italiana e Slovena)

Punto di partenza delle ferrate è il bivacco Nogara (m 1850) posto su un ampio terrazzo erboso giusto sotto la parete nord del Mangart. Il bivacco è raggiungibile partendo dal rifugio Koca na Mangrtskem Sedlu passando per la forcella Mangart (m 2263) e raggiungendo il bivacco in circa 30 minuti di discesa.

L’attacco della ferrata Italiana è giusto dietro il bivacco, su una parete in corrispondenza di due evidenti grotte naturali. Si parte con una prima paretina da attraversare in diagonale, portandosi proprio dentro la più grande delle due grotte, che viene attraversata dalla ferrata, uscendo dopo pochi metri da un caratteristico buco di poco più di un metro di diametro. La parte successiva è forse quella più esposta ed impegnativa, dovendo aggirare una serie di speroni rocciosi a precipizio sulla valle, aiutati in diversi passaggi da delle specie di corrimani in ferro su cui camminare nei punti in cui mancano appoggi per i piedi. Le assicurazioni sono comunque sempre abbondantissime sia per i piedi che per le mani ed i cavi, a parte alcuni rari punti in cui non sono propriamente tesissimi, sono tutti nuovi o semi nuovi. Dopo questo primo pezzo molto interessante, il sentiero prosegue su una serie di paretine e canalini a volte verticali, ed altre volte più appoggiati, sempre in buona esposizione. Anche qui continua la politica generale della ferrata dal punto di vista delle assicurazioni, caratterizzata dalla grande abbondanza di pioli di ferro ed anelli cui appendersi e su cui appoggiare i piedi, evitando per alcuni tratti di dover mai toccare la roccia. Dopo poco più di un’ora di ferrata si sbuca nel pendio morenico su cui corre il confine di stato e conseguentemente la via normale di ascesa, a quota m 2200. A questo punto si lascia da parte l’ultima sezione, su roccette in cresta, della Via Italiana e tagliando trasversalmente in leggera discesa il sentiero della via normale, ci si porta in una decina di minuti sul versante opposto della montagna, all’attacco della Via Slovena. Questo sentiero attrezzato solo in parte, soprattutto nella parte iniziale, sfruttando una evidente linea di debolezza della parete, risale tutto un lungo colatoio detritico. L’attacco vero e proprio è caratterizzato da una specie di serpentina letteralmente scavata nella roccia, per poi proseguire su una serie di rampe sempre praticamente prive di esposizione in cui il cavo è usato più che altro come corrimano, su pietre mobili. Giunti alla fine di questo lungo diagonale si giunge su una piccola forcella con bel panorama sul territorio sloveno, e qui finiscono in pratica i tratti attrezzati. Il resto dell’ascesa avviene tra massi e roccette, facilmente fino alla croce di vetta, a quota m 2677.

 

GRUPPO B – Via normale

Seguendo le indicazioni ci si avvia verso destra (est) lungo un comodo sentiero contrassegnato dal segnavia sloveno. Si cammina piacevolmente sulle balze comprese tra la Forcella della Lavina ed il Monte Travnik. Oltrepassate le pendici erbose del Monte Travnik poco sotto alla Forcella Mangart, si affronta un breve gradino roccioso, più malagevole che difficile, che conduce ad una specie di selletta panoramica. In breve si lascia a destra il sentiero che conduce all’attacco della ferrata slovena al Mangart e si rientra in territorio italiano. Si entra ora in un grande campo detritico salendo su terreno ghiaioso. Con qualche svolta si giunge alla base di una rampa rocciosa caratterizzata dalla presenza di placche inclinate che ci condurranno sulla grande cengia superiore. Queste lastronate salgono con pendenza crescente e presentano diversi brevi tratti attrezzati. La salita è facilitata dalla presenza continua di gradini scavati nella roccia. In cima alle placche un ulteriore punto attrezzato consente di superare una specie di spallone detritico. Con breve discesa si perviene quindi all’inizio della cengia detritica che fascia la cupola sommitale del monte. Con andamento pressoché orizzontale si attraversano le ghiaie utilizzando un buon sentiero. Con qualche svolta su terreno più detritico si guadagna così la cresta ad est della cima. Qui si lascia a sinistra il sentiero alpinistico che traversa in direzione di Forcella Sagherza e si inizia a rimontare il pendio orientale. Con qualche tornantino tra roccette ed erba si supera il primo tratto affacciandosi poi sul versante meridionale del monte. Il traverso successivo ci porta alla base di un ripido pendio caratterizzato dalla presenza di detriti rossastri e macchie di erba. Giunti ai piedi della cupola sommitale, la si risale brevemente guadagnando la spaziosa vetta del Monte Mangart dove è presente una grande croce (m 2677, libro di vetta).

 

Discesa

Si percorre a ritroso l’itinerario della Via normale.

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